Ringrazia il vigilantes in borghese che «con professionalità ha provato a bloccare la fuga sparando un colpo di pistola in aria
Le indagini della squadra Mobile proseguono a tutto campo per dare un nome al giovane che giovedì, intorno alle 20,30, nel secondo tratto di viale Lincoln, ha ferito con due coltellate, una allo sterno, l’altra all’addome, Mario Guadagno, 57 anni, medico casertano, ricoverato al reparto di chirurgia del San Sebastiano. Gli inquirenti, oltre ad ascoltare alcuni testimoni, compresa una guardia giurata che ha esploso un colpo di pistola in aria nel tentativo di bloccare la fuga del balordo e degli altri due giovani, tra cui una ragazza, che viaggiavano in sella a due scooter, hanno effettuato una serie di controlli e perquisizioni. Tra le ipotesi vagliate, oltre quella del tentativo di rapina come dichiarato dalla vittima e legittimata dal comportamento dei tre balordi, avrebbe preso consistenza, soprattutto sulla scorta delle testimonianze raccolte dalla polizia, pure quella di una lite, poi degenerata. Il medico casertano, conosciuto in città anche per l’impegno politico (alle ultime provinciali è stato candidato nella lista dell’Udeur), dal letto dell’ospedale, dove dovrà restare almeno altri cinque giorni, racconta l’assurda serata di violenza, che ha rischiato di trasformarsi in una tragedia. Circondato dall’affetto di parenti, amici, colleghi e pazienti, Guadagno parla di un miracolo. Sa di aver rischiato grosso. Parla di un tentativo di rapina e spiega come ha cercato di evitarla. «Avevo appena fatto una visita in via Trento - dice il professionista - quando ho notato tre giovani, tra cui una ragazza, in sella a uno scooter. Ricordo anche una donna, a bordo di un’auto, che discuteva animatamente. Ho proseguito in direzione di viale Lincoln, poi all’altezza del sottopasso sono stato raggiunto dai due scooter. La ragazza e il ragazzo suonavano in continuazione. Volevano che mi fermassi. Ho pensato a una rapina. La tattica a volte è quella: c’è chi ti distrae e chi compie il colpo. Ne ho già subita una a Napoli. Ho proseguito ma loro hanno cercato di superarmi mentre colpivano la carrozzeria con calci e pugni. Ho accelerato, poi quando mi sono reso conto che non mollavano ho cambiato tattica: ho sterzato per stringerli e sono sceso dall’auto. Per difendermi ho preso il bloccapedali e ho detto ”Vogliamo andarcene a casa tranquilli, cosa volete?”. La ragazza ha risposto ”Vedi questo vecchio di ••••• cosa fa”. Hanno dato altri calci alla carrozzeria. La situazione non è cambiata neppure quando stavo risalendo in auto. A quel punto il ragazzo che viaggiava da solo, anche lui sulla ventina d’anni, mi ha accoltellato. Me ne sono accorto solo poco dopo, quando ho avvertito una sensazione di caldo umido». Guadagno è lucidissimo. Ricorda tutto e ringrazia il vigilantes in borghese che «con professionalità ha provato a bloccare la fuga sparando un colpo di pistola in aria: è stato l’unico che ha provato a difendermi», e un’infermiera, anche lei per caso nella zona, «che ha tamponato la ferita in attesa dell’ambulanza». «Sono un miracolato - conclude - ho rischiato di morire per centocinquanta euro, in pratica i soldi che avevo in tasca, o per l’auto. Nell’83 ottenni il porto d’arma ma non l’ho mai usato. Oggi non so se lo richiederei. La vità a Caserta sta diventando difficile per la microcriminalità, quasi sempre d’importazione. La città è divisa in due: il centro che è ben controllato e la restante parte dove la sorveglianza andrebbe potenziata. Anni fa proposi un commissariato di quartiere proprio in quella zona».

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