01 novembre 2006

Vedova fa causa alla prefettura «Al killer fu dato il porto d’armi»

VICENZA
A una guardia giurata assassina, che ha già scontato la pena ed è tornata libera, era stata concessa la licenza
Vedova fa causa alla prefettura «Al killer fu dato il porto d’armi»
I carabinieri di Arzignano e Valdagno e l’Ulss inizialmente avevano dato parere negativo, poi furono cambiate le carte. La famiglia chiede 800 mila euro. A breve la sentenza

di Ivano Tolettini

A un individuo con un vizio di mente e che aveva abusato di sostanze psicotrope poteva essere rilasciato il porto d’armi? Perché dopo che inizialmente sia i carabinieri di Arzignano e Valdagno avevano dato parere negativo alla concessione della licenza, e lo stesso delegato dell’Ulss l’aveva ritenuto non idoneo per scompenso psicotico con prognosi definitiva di “dipendenza da solventi in depresso”, qualcuno cambiò le carte in tavola e a Giorgio Garbin, 46 anni, di Arzignano, fu messa in mano una pistola con la quale, da guardia giurata, uccise il collega Silvano Pellizzari?

Garbin (difeso da Giuseppe Fucito) fu condannato a 8 anni con rito abbreviato perché gli venne concessa l’attenuante della seminfermità e pertanto ottenne la riduzione di metà della pena. Ha pure scontato la misura di sicurezza a Montelupo Fiorentino e da giugno è tornato libero.
La famiglia Pellizzari, per il grave lutto subito, finora ha ricevuto un risarcimento irrisorio tenuto conto di quello che è accaduto e di ciò che ha patito. Per questo il suo avvocato Ferdinando Cogolato ha promosso una causa civile di 800 mila euro che è giunta alle battute conclusive davanti al tribunale di Venezia. Sono stati citati il ministero degli Interni, la prefettura di Vicenza e l’Ulss numero 5 Ovest Vicentino perché ognuno di loro, ad avviso della famiglia della guardia Ancr Pellizzari, ha compiuto errori di valutazioni nella concessione del porto d’armi. Del resto, il 27 dicembre 1995 i carabinieri di Arzignano a proposito della buona condotta di Garbin avevano dato parere negativo al rilascio del porto d’armi perché «lo stesso potrebbe abusare della richiesta autorizzazione». A firmare l’annotazione di servizio era stato il comandante Jurlo, memore del precedente di Garbin che risaliva al ’91 quando era stato prosciolto con la formula del “non doversi procedere” dal pretore di Arzignano dall’accusa di furto perchè era intervenuta l’amnistia.
Il pollice verso venne confermato il 10 gennaio ’96 dalla compagnia di Valdagno che ritenne Garbin soggetto «non in possesso del requisito di ottima condotta e inoltre che, per equilibrio, non dia pieno affidamento di non abusare della richiesta autorizzazione».
In entrambi i casi i timori dell’Arma si rivelarono fondati. Tuttavia, la prefettura il 17 gennaio 1996 disattendendo i pareri negativi dei carabinieri, attestò «che Garbin - come si legge nell’atto di citazione - era comunque in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 138 del testo unico della legge di pubblica sicurezza dichiarandolo idoneo allo svolgimento dell’attività di guardia particolare giurata». Successivamente, il comando compagnia di Valdagno modificavano radicalmente il parere precedente dell’allora comandante di stazione Jurlo, affermò che «Garbin risulta di normale condotta in genere». In realtà, Garbin aveva una preesistente infermità psichica, come ha sostenuto il dott. Bonifacio, che avrebbe dovuto impedire il rilascio del porto d’armi.
Quando la prefettura fu chiamata in causa, in diritto con l’avvocato dello Stato Schiesaro sostenne anche che la citazione era nulla perché aveva cambiato nome, essendo diventata Ufficio Territoriale del Governo. La questione, ovviamente, era di lana caprina, tanto che il giudice respinse quello che in gergo si chiama «difetto di legittimazione passiva», non essendo cambiato nulla da quando c’è stato solo il cambiamento nominale. La prefettura, comunque, ha respinto ogni atto illegittimo sul suo comportamento perchè, a dire del suo avvocato, a ingannarla era stato il comando compagnia di Valdagno. Il suo personale, ha sostenuto, era stato diligente. Anche il ministero degli Interni e l’Ulss 5 dicono di non avere sbagliato. Però Garbin ha ucciso. Qualcuno gli aveva messo in mano la pistola. Gli eredi della vittima devono subire due volte per la colpa altrui? La parola al tribunale.

22 agosto 2006

NAPOLI.Pistole giocattolo per le guardie giurate

Pistole giocattolo contro il crimine. La maggior parte delle guardie giurate che presidiano enti pubblici, ospedali, aziende ha dovuto attendere mesi per il rinnovo del porto d’armi e si sono verificati casi di vigilantes, che per non perdere l’incarico, si sono presentati sul posto di lavoro con pistole di plastica nella fondina. L’allarme è stato lanciato dal sindacato Orsa-vigilanza, seguito a ruota dai sindacati confederali: tutti hanno denunciato una situazione insostenibile con guardie che senza il rinnovo del porto d’armi vengono sospese e altre, in attesa di assunzione, che hanno perso questa opportunità. Ma la prefettura smentisce che ci siano ritardi nelle procedure sia per il rinnovo che per il rilascio del porto d’armi. «Nella confusione – spiega Salvatore Di Bonito, vicesegretario dell’Orsa – molti vengono mandati davanti nei cantieri o negli uffici delle istituzioni pubbliche armati di pistole giocattolo». Due sono le situazioni tipo che riguardano i vigilantes: coloro che chiedono il porto d’armi per essere assunti da un istituto di vigilanza e quelli che invece già lavorano ma hanno il porto d’armi in scadenza e devono chiederne il rinnovo. Nel primo caso, secondo i sindacati, si attende anche oltre un anno, nel secondo dai 4 agli 8 mesi. «Chiediamo il rinnovo novanta giorni prima della scadenza - spiega Pietro Contemi, segretario provinciale dell’Orsa, comparto vigilanza - ma scaduto questo termine le nostre pratiche giacciono lì in abbandono. L’ottantanovesimo giorno il dirigente spiega al lavoratore che manca una crocetta o si è persa una foto, manca la marca da bollo e così via... Intanto l’istituto di vigilanza con impressionante zelo ti sospende e a un padre di famiglia non resta altro che fare la via Crucis in prefettura finché non si ottiene il decreto. Di Bonito dovette diffidare la prefettura per avere il rinnovo del porto d’armi. Il prefetto non ci ha mai voluto ricevere». Senza pistola, quindi senza lavoro. Molte delle circa 7000 guardie giurate che lavorano nei 50 istituti di vigilanza tra Napoli e provincia, si sono trovate in questa situazione. Per questo motivo - oltre che per una lunga vertenza con un istituto di vigilanza - il sindacato ha avviato una procedura di raffreddamento e tra alcuni giorni proclamerà lo sciopero. «Abbiamo segnalato il problema molte volte – sottolinea Marco Verde della Fisascat Cisl – ma la situazione non cambia. Ci sono ragazzi che sono rimasti senza lavoro per mesi e anche noi abbiamo sentito di questa nuova prat ica di mandare la gente a vigilare con armi finte. È vergognoso». «Nessuno ci ascolta – aggiunge Vincenzo Scognamiglio della Cgil – siamo una categoria tra le più maltrattate».

Como: poliziotto privato sorprende ladri in cantiere e spara

GRANDATE (Como) - In un cantiere di un albergo in costruzione a Grandate (Como), un poliziotto privato ha sorpreso due ladri e ha esploso diversi colpi di pistola per tentare di bloccarli. Due uomini di colore erano intenti a rubare rame dall'interno del cantiere e quando la guardia ha intimato di fermarsi loro sono saliti su un'auto e si sono dati alla fuga. La guardia ha esploso una decina di colpi di pistola mirando agli pneumatici, ma non e' riuscito nell'intento.

Bloccato e disarmato da un poliziotto privato

MOLFETTA - Un ragazzo di 16 anni, ospite di una comunita', e' stato arrestato per tentativo di rapina aggravata e porto illegale di arma bianca. Il giovanissimo e' stato sorpreso dai carabinieri in una tabaccheria mentre minacciava con un coltello da cucina la titolare dell'esercizio commerciale. Il minorenne ha tentato di fuggire ma e' stato subito bloccato e disarmato da un poliziotto privato libero dal servizio e dai militari.